Il 22 novembre 2025 è terminata la COP30, la trentesima Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici chee quest’anno è stata ospitata a Belém, nel cuore dell’Amazzonia,
Siamo a dieci anni dall’Accordo di Parigi. Grazie all’accordo di Parigi è stato possibile trovare un equilibrio praticabile tra un obiettivo globale di lungo termine condiviso e traiettorie economiche determinate a livello nazionale. Ora siamo all’ultimo tratto di quel percorso, il più difficile. Questo è il momento in cui stiamo negoziando in modo esplicito le implicazioni economiche, e dobbiamo delineare il percorso futuro, settore per settore, decennio per decennio. Non sorprende che un blocco minoritario di Paesi stia facendo resistenza. Alcuni di loro non sanno ancora come gestire questa transizione a casa propria, non dispongono di alternative credibili in termini di lavoro e entrate, e sono riluttanti a sottoscrivere impegni che temono possano danneggiare le loro economie o esporli a misure commerciali.
Per la prima volta, la conferenza si è svolta nel cuore della foresta amazzonica, evidenziando il ruolo centrale delle foreste e la necessità di proteggerle.
L’esito della COP30 a novembre 2025 ha confermato la difficoltà di tutti i paesi su azioni sufficientemente ambiziose per rispondere alla crisi climatica, mostrando i limiti di un modello decisionale basato sul consenso. La cop 30 non è stata un successo ma è’ stata definita una traiettoria, fragile, su cui le prossime Presidenze dovranno lavorare. L’Europa e altri attori globali dovranno sostenere queste Presidenze per evitare che il treno deragli. Il modello negoziale scelta è quello del consenso di ciascun partner e questo modello rende il processo negoziale delle COP così fragile. Ma, al tempo stesso, è anche il suo valore più grande. Grazie al consenso, Paesi come Tuvalu, le Isole Marshall o il Malawi hanno, al tavolo, lo stesso peso di una grande economia. Questo perché non possono essere messi in minoranza in un sistema a voto di maggioranza pensato attorno alle economie più grandi. Proprio per questo, questo processo continua a essere cruciale per la giustizia climatica e per la fiducia tra Nord e Sud del mondo.
Dalle parole di Lula emergeva la volontà di continuare su una traiettoria impossibile da invertire, verso un futuro più pulito e più prospero per tutti. Una direzione confermata anche da migliaia di leader locali e imprese che hanno dimostrato un impegno straordinario ad accelerare l’azione per il clima nei vertici pre-COP di Rio e San Paolo.
Inoltre, in Brasile, la società civile e i popoli indigeni hanno fatto sentire con forza le loro richieste di maggiore ambizione, nella prima COP dal 2021 in cui la protesta era nuovamente concessa. Governi, imprese, società civile e filantropia hanno proposto pacchetti di azioni, soluzioni e finanziamenti in grado di far avanzare alcune delle sfide più cruciali. Tra queste, ad esempio, le reti e i sistemi di accumulo, uno dei principali colli di bottiglia per lo sviluppo dell’elettrificazione e il raggiungimento degli obiettivi climatici globali.e.
